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Il Llibre Vermell, prezioso codice trecentesco così chiamato dal colore della sua copertina, ci testimonia dieci tra i più bei brani della musica medioevale spagnola, raccolti in questa silloge dai monaci di Montserrat per il canto e la danza dei pellegrini che visitavano la Madonna Nera del monastero catalano.

L’Abbazia di Monserrat e il Llibre Vermell

In tutta l’Europa medievale venivano spesso a crearsi dei luoghi di pellegrinaggio laddove riposavano le spoglie di un Santo, di un Apostolo, oppure nei luoghi dove, secondo la tradizione, la Vergine, la cui immagine vi veniva venerata, aveva operato dei miracoli.

In questi luoghi veniva costruita una cappella e, a volte, nelle vicinanze, anche un convento che si incaricava della cura e della sorveglianza del Santuario in cambio dei privilegi e della protezione che da esso derivavano.

In Spagna c’erano sopratutto due luoghi di pellegrinaggio celebri: l’uno era S.Giacomo di Compostella, dove si recavano i pellegrini da tutta Europa per visitare la tomba dell’Apostolo Giacomo, e l’altro era Monserrat, luogo di pellegrinaggio inizialmente riservato ai pellegrini della regione, ma che ben presto, era divenuto il centro del culto della Vergine in tutta la Catalogna. L’immagine della Vergine di Monserrat, che è ancor oggi venerata, è una meravigliosa statua romanica in legno databile intorno alla fine del XII° o inizio del XIII secolo.

il llibre vermell
L’Abbazia di Montserrat (Spagna)

La fondazione di un piccolo convento in quel luogo risale al 1027 circa, alle dipendenze inizialmente dell’Abbazia di Ripoll; diventa sempre più celebre e si ingrandisce fino a divenire, verso la fine del Medio Evo, uno dei centri culturali più importanti di tutta la Catalogna. In questo periodo i pellegrinaggi a Monserrat si moltiplicano rapidamente.

Rarissime sono le testimonianze sui primi secoli dell’esistenza del Monastero di Monserrat, in quanto la sua preziosa biblioteca e gli archivi in essa contenuti bruciarono nel 1811 al tempo dell’invasione napoleonica. Non sono quindi molti i manoscritti prodotti dallo “scriptorium” (laboratorio di scrittura) del convento di Monserrat che sono pervenuti fino a noi, il che non fa che aumentare il valore dei rari documenti ancora esistenti, sopratutto se sono dell’importanza  del Llibre Vermell.

Dal tempo della sua fondazione come comunità figlia di quella dell’Abbazia di Ripoll, il Monastero di Monserrat si affermò subito quale centro culturale di tutto rispetto. Nel 1409 esso si libera dalla tutela della Casa Madre, alla quale sopravviverà conservandone la tradizione intellettuale, particolarmente incentrata in una scuola musicale che aveva prodotto persino un proprio sistema di notazione musicale. Inoltre varie testimonianze d’epoca ci attestano che parecchi monaci di Monserrat compirono i loro studi di perfezionamento in varie scuole europee fra cui le scuole conventuali benedettine di Montpellier, Perpignan, e Barcellona, ed anche in università assai lontane come Parigi e Bologna.

A partire poi dal XII secolo, il piccolo cerchio intellettuale di Monserrat fu rinforzato da un certo numero di preti legati a famiglie nobili catalane. Il loro compito era quello di rappresentare ciascuna famiglia presso la Vergine di Monserrat e di dire ogni giorno una Messa al suo altare nel nome e secondo le intenzioni del loro illustre protettore.

Molti fra questi preti erano gente colta, alcuni tra loro veri uomini di scienza, e, sebbene non facessero parte effettivamente della piccola comunità monastica, i rapporti strettissimi giornalieri tenuti con i monaci di Monserrat contribuiva senz’altro a stabilire con essi uno scambio culturale continuo.

Il Llibre Vermell

Il manoscritto più prezioso fra tutti quelli attualmente conservati nella biblioteca di Monserrat è senza alcun dubbio il celebre Manoscritto n°1, ancor più conosciuto sotto il nome di Llibre Vermell. Fu copiato verso la fine del XIV o forse all’inizio del XV secolo. Il suo nome è dovuto alla rilegatura in velluto rosso risalente alla fine del XIX secolo. Originariamente questa raccolta sarebbe stata costituita da 172 fogli di cui solo 137 sono a noi pervenuti. Come spesso si riscontra nelle raccolte medievali, vi sono compresi testi di natura estremamente diversa.

Uno dei fogli doppi che compongono il manoscritto merita particolare attenzione: si tratta del foglio 21, dove sono annotate dieci opere musicali di autore sconosciuto; in origine il loro numero doveva essere senza dubbio più elevato.

Tali opere hanno un preciso scopo che il copista ha provveduto ad annotare diligentemente in coda alla prima di esse:

“Quando i pellegrini vegliano nella chiesa della Vergine Maria di Monserrat, sono talvolta presi dal desiderio di cantare e di danzare; anche durante il giorno essi desiderano farlo sul sagrato. Siccome non vi si può cantare che canzoni sacre e religiose, sono state annotate prima e dopo questa nota alcune canzoni adatte alla circostanza. Queste debbono essere utilizzate in maniera conveniente e moderata, acciocché non vengano disturbati coloro che continuano le loro preghiere e le loro meditazioni……”

Qualche pagina più avanti, viene raccomandato inoltre ai pellegrini di “…parlare con discrezione sia durante il cammino che durante la loro permanenza all’Abbazia, così come al loro ritorno, rinunciando alle canzoni leggere e profane e alle danze indecenti….”

Il repertorio del Llibre Vermell deve la sua origine all’intenzione di mettere a disposizione dei pellegrini che si accostavano all’altare della Vergine una serie di canti adatti al luogo che dovevano rimpiazzare nel periodo di permanenza nel luogo santo tutte le canzoni provenienti dalla tradizione popolare.

La maggior parte delle composizioni del Llibre Vermell sono scritte nella notazione propria dell’ Ars Nova francese e seguono quindi i criteri di notazione musicale introdotti verso il 1320 da Philippe de Vitry.

Dal punto di vista formale, la metà delle composizioni sono dei Virelais: questa forma di canzone francese medievale, sviluppata a partire dalla Chanson de danse popolare, è articolata in varie strofe inframmezzate da un ritornello. Tutte iniziano con un ritornello di due versi al quale succedono delle quartine che terminano sulla melodia del ritornello con il quale si concatenano. Seguono questa struttura “Stella splendens“, “Cuncti simus concanentes“, Polorum Regina, “Mariam Matrem e “Ad mortem festinamus“.

Le canzoni “O Virgo Splendens“, “Laudemus Virginem” e “Splendens Ceptigera” hanno invece la forma di canone e possono essere cantate, come dice il manoscritto stesso, a due o tre voci, trattandosi infatti di una melodia che si ripete con diverse entrate successive.

Una delle caratteristiche più interessanti è che tre di queste composizioni sono classificate come danze già nel manoscritto stesso. Il copista del Llibre Vermell scrive che il brano “Stella Splendens” deve essere eseguito ad trepudium rotundum cioè come una danza vivace in girotondo; inoltre le canzoni “Los Set Goyts” (in spagnolo arcaico) e “Polorum Regina” (in latino) portano l’indicazione “a ball redon” cioè “ballando al tondo”: queste due indicazioni sono uniche nella musica di quest’epoca a noi pervenuta.

I pellegrini dell’epoca che volevano prostrarsi davanti all’immagine della Beata Vergine di Monserrat non avevano quindi a disposizione solamente un repertorio di canti con cui rimpiazzare quelle canzoni che non si addicevano alla vita in comune di quel sacro luogo, ma anche un repertorio di danze con il quale esprimere ed esternare la loro gioia.

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