Quando nel 2015 fui eletto presidente di AERCO, l’associazionismo si muoveva ancora su binari semplici, sostenuto da entusiasmo, fiducia e senso di appartenenza. Bastava poco: qualche regola basilare, una buona dose di passione e la disponibilità a spendersi per il bene comune. Le riunioni si facevano nelle sale delle prove o nelle canoniche, i bilanci si stilavano con carta, penna e buon senso. Il presidente era spesso il più motivato, non necessariamente il più esperto.
Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 117/2017, la cosiddetta Riforma del Terzo Settore, tutto questo è cambiato.
La nuova normativa ha ridisegnato profondamente il volto delle organizzazioni non profit, imponendo requisiti sempre più simili a quelli di un’impresa. Aumentano gli obblighi burocratici, i doveri fiscali, i controlli, la necessità di rendicontazioni puntuali, di trasparenza, di capacità progettuale. E così, ciò che un tempo era un’attività “di cuore”, oggi richiede competenze tecniche, gestionali e amministrative. Essere presidente oggi significa conoscere il Codice del Terzo Settore, saper leggere un bilancio in ottica civilistica, rispondere a bandi complessi, gestire collaboratori, interfacciarsi con enti pubblici, compilare piattaforme digitali, rispettare scadenze e protocolli. Il tutto mantenendo viva la missione originaria: promuovere cultura, comunità, partecipazione.
Ma a questa crescente complessità si aggiungono due sfide decisive per il futuro del mondo corale: la formazione di sostituti motivati e l’appartenenza consapevole a una rete associativa strutturata.
Nel nuovo contesto normativo, non si può più improvvisare. Non basta più un volontario di buona volontà. Servono figure in grado di coniugare idealismo e pragmatismo, visione e capacità di gestione. Serve un ricambio generazionale consapevole, formato e accompagnato. Chi oggi guida un’associazione deve assumersi anche la responsabilità di trasmettere conoscenze, strumenti, motivazioni a chi verrà dopo.
Questa è forse la sfida più delicata: trasformare la leadership associativa in un’eredità sostenibile. Investire nella formazione dei giovani, affiancarli nei processi decisionali, coinvolgerli non solo nelle attività operative ma anche nella progettazione, nella comunicazione, nella governance. Creare spazi in cui possano sperimentare, sbagliare, crescere. Accanto a questa responsabilità, c’è una consapevolezza sempre più chiara: l’appartenenza a una rete corale oggi non è più un’opzione, ma un diritto — che comporta anche dei doveri.
Far parte di un’associazione come AERCO, e di conseguenza della federazione nazionale FENIARCO, significa accedere a strumenti, servizi, rappresentanza, formazione, visibilità. Ma significa anche contribuire, partecipare attivamente, assumersi una parte della responsabilità collettiva. Ogni coro non è più una monade isolata, ma un nodo di una rete viva, solidale, in continuo dialogo con le istituzioni e con il tessuto culturale del Paese. Questo nuovo patto tra coro e rete associativa è fondamentale: solo unendo le forze si possono affrontare le sfide attuali, ottenere riconoscimento pubblico, accedere a risorse e garantire continuità al lavoro artistico e sociale che ogni coro porta avanti.
L’associazionismo del futuro sarà, inevitabilmente, più tecnico. Ma questo non significa che debba essere meno umano. Il compito che ci spetta è proprio questo: coltivare una nuova generazione di leader associativi, capaci di tenere insieme cuore e testa, passione e competenza, idealismo e concretezza. E farlo nella consapevolezza che solo insieme, solo in rete, si potrà continuare a cantare, e a costruire cultura, in modo davvero sostenibile.
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