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Gli autori del Libro Corale di Eton furono venticinque compositori inglesi di musica sacra tra i cui lavori novantatré sono stati scelti per formare il suo contenuto, un grande volume di antifone votive mariane per lo più polifoniche e di Magnificat, realizzato probabilmente tra il 1502 e il 1505, ad uso del coro della cappella dell’Eton College e ancora oggi là conservato (MS 178). Anche se più di un terzo dei suoi fogli sono andati irrimediabilmente perduti, gli indici originali sono sopravvissuti per rivelare sia i titoli che i compositori del suo completo contenuto originale. È il primo dei tre volumi di questo tipo tuttora esistenti, ed è di incomparabile valore per la conoscenza moderna di uno stile compositivo unico e di breve durata.

In termini biografici l’associazione di questi compositori è stata del tutto arbitraria. Sicuramente non formarono un raggruppamento omogeneo; il primo, John Dunstaple o Dunstable, morì circa nel 1455, una ventina d’anni prima della nascita del più giovane, probabilmente William Brygeman, nel 1475 circa. Si può notare, infatti, che in larga misura l’attuale concezione dei ‘compositori del Libro Corale di Eton’ è stata creata principalmente dalle politiche di marketing delle odierne industrie discografiche e società concertistiche. Così unico, così immediatamente identificabile e così quasi completamente autonomo è lo stile musicale esibito da questo repertorio che sembra prevalere la tendenza a non voler stemperare il suo effetto sull’ascoltatore contrapponendogli musica di qualsiasi stile e periodo diverso, isolandolo così nella sua individualità.

Prendendo spunto dalle opere finali di Dunstaple (di gran lunga il più antico compositore rappresentato), il particolare prodotto di questa generazione è stata la creazione di una musica vocale comunque fondata sull’articolazione verbale del testo ma altresì dipendente, per la sua qualità estetica, principalmente da una bellezza, carattere, sonorità e diversità di suono che era meno guidata dalla sua essenzialmente sobria (seppur soave) armonia piuttosto che da un impulso ritmico contrappuntistico non imitativo, cospicuamente fiorito nelle parti individuali e intricato nel risultante contrappunto. L’applicazione, piuttosto libero, di un ampio melisma e di un calcolato contrasto tra i tutti e i passaggi per un numero ridotto di voci soliste, generò uno stile di fraseggio musicale immensamente esteso e complesso che richiedeva ai suoi esecutori una straordinaria competenza in termini di agilità e resistenza vocale. Inoltre, come era consuetudine per i primi polifonisti scrivere musica sacra normalmente a cinque parti (treble, contralto, due tenori, basso), i compositori del Libro di Eton hanno creato quella quintessenza di suono che è unica nella cathedral music inglese. Lo stile in sé non era comunque destinato alla longevità; tra i compositori più giovani ce n’erano alcuni, soprattutto Robert Fayrfax, nelle cui mani si sarebbe evoluto lo stile successivo del medio Rinascimento, meno esuberante nel ritmo ma non meno cogente nella struttura, sonoro nella tessitura e potente nell’effetto.

Gli ambiti all’interno dei quali questo corpo di compositori salì alla ribalta e le loro opere furono inserite nel volume vengono palesemente rivelati dagli aspetti di ciò che è noto della vita dei sette compositori più abbondantemente rappresentati: John Browne (con 15 pezzi), Walter Lambe (12), Richard Davy (10), Robert Wilkinson (9), William Cornysh (8), Robert Fayrfax (6) e Edmund Turges (5), che in totale hanno contribuito per oltre due terzi (65 pezzi) del contenuto del libro. Wilkinson è piuttosto l’eccezione in questo caso; in qualità di maestro dei cantori dell’Eton College dal 1500 al 1515 fu educatore e direttore del coro di ragazzi e adulti da cui queste composizioni dovevano essere eseguite, e la sua conseguente influenza sulla selezione dei brani assicurò l’inclusione di un numero forse sproporzionatamente grande dei suoi, cioè sette (ai quali se ne aggiunsero due successivamente, di cui uno postumo). Una scelta più ovvia e palese fu quella di Walter Lambe, con dodici brani il secondo più prolifico collaboratore, che fu il più vicino compositore di Wilkinson, ricoprendo negli anni dal 1502 al 1505 circa la prestigiosa posizione di cantante (e a volte maestro dei cantori) nel coro della più importante fondazione religiosa (ma laica) del sovrano, la St. George’s Chapel nel castello di Windsor, a poco più di un chilometro di distanza da Eton.

 

Sui rimanenti cinque compositori principali si sa stranamente poco. Gli archivi esistenti delle già limitatissime istituzioni laiche di quel periodo sono così esigui da far perdere completamente ogni traccia sull’impiego locale di un compositore di rilievo. Ma la sopravvivenza di tali fonti è forse più imprecisa rispetto a quelle provenienti dalle famiglie dei principali membri dell’aristocrazia laica e religiosa. Il poco che si sa sui principali compositori che vi hanno contribuito associa molti di loro alle cappelle gentilizie della nobiltà e dell’aristocrazia laica, e il loro comune interesse per questa tipo di occupazione può spiegare perché si sappia così poco del resto.

Così l’unica informazione disponibile su Browne, il principale compositore del libro di Eton, lo identifica come cappellano della cappella gentilizia di John de Vere, tredicesimo conte di Oxford, nel 1490. I testi di due dei canti profani di Turges indicano che anche lui si muoveva in ambienti aristocratici e vicino alla corte reale. In effetti l’uso malinconico da parte di Browne di frammenti di frasi della parte di tenore del canto di Turges ‘From stormy windes’ (che invita l’Onnipotente ad estendere la sua protezione su Artù, principe del Galles) come cantus firmus del suo ‘Stabat iuxta Christi crucem’ (un testo che esprime l’angoscia di Maria per la morte del figlio sulla croce), suggerisce una stretta associazione tra questi due compositori, e anche tra questi e la corte di Enrico VII e della regina Elisabetta al momento della prematura morte di Artù nel 1502. La figura precedente di Gilbert Banastre è meglio documentata. Gentiluomo della Cappella Reale di Edoardo IV nel 1469, divenne maestro del coro dieci anni dopo e visse poi al servizio di Enrico VII, di cui forse celebrò il matrimonio con Elisabetta di York nel 1486 nel suo mottetto ‘O Maria et Elizabeth’. Del più anziano William Cornysh, invece, non si sa con certezza più niente dopo la sua cessazione dal ruolo di direttore del coro della cappella di Westminster Abbey nel 1491, e di Davy altrettanto nulla dopo la sua partenza dal Magdalen College di Oxford, nello stesso anno o poco più tardi. Entrambi, tuttavia, furono tra i primi contributori di musica corale di squisita raffinatezza e c’è motivo di credere che entrambi possano essere entrati a far parte di una corte aristocratica. Inoltre, verso il 1502/1505 Fayrfax aveva sicuramente raggiunto un impiego reale come gentiluomo della Chapel Royal, e prima del 1497 potrebbe aver goduto di un posto paragonabile a quello di Cornysh, presunto maestro del coro della cappella femminile presso l’Abbazia di St Albans. In effetti, dal lavoro di tutti e sei questi compositori è sopravvissuta non solo musica per uso liturgico ma anche brani in volgare di carattere profano e cortese; questa caratteristica sembra offrire una forte probabilità, se non addirittura la conferma, di una tesi secondo la quale tutti hanno trovato il loro impiego principale al servizio di famiglie reali e dell’aristocrazia. Lo stesso discorso sembra vero anche per gli altrimenti non identificati ma altamente qualificati Fawkyner (3) e Hugh Kellyk (2).

Una caratteristica comune a un certo numero di compositori piuttosto minori, e che probabilmente ha contribuito a procurarne l’inserimento nel Libro, è stato il loro gradimento, come per Wilkinson, non di un talento compositivo particolarmente spiccato, ma piuttosto di un legame già esistente con l’Eton College. Da ragazzo Robert Hacomblen (1) era stato uno studente del college, e John Sutton (1) era stato un associato, rispettivamente nel 1469-72 e nel 1477-9. Non si sa dove si sia trasferito Sutton dopo aver lasciato Eton; egli può benissimo essere lo stesso Sutton che ricevette la laurea dall’Università di Cambridge nel 1489, ma un’associazione duratura con Eton è suggerita dalla raffigurazione dello stemma del College in una capo-lettera iniziale della sua ‘Salve regina’. Hacomblen ha trascorso la maggior parte della sua carriera come associato presso la consorella dell’Eton, il King’s College di Cambridge, dove è stato rettore dal 1509 al 1528. William Brygeman (2) fu uno dei collaboratori laici del coro di Eton all’epoca della compilazione del libro, e John Sygar (2) era stato cappellano del coro della cappella del King’s College (1499-1501, 1508-14).

Oltre a queste due categorie primarie, il compilatore ha selezionato quindici brani creati da undici compositori per lo più minori e provinciali. I più rappresentati sono stati William Horwood della Cattedrale di Lincoln (4) e Nicholas Huchyn dell’Arundel College (2). Questi pezzi rappresentano meno di un sesto del totale, e difficilmente costituiscono la componente più importante del Libro. La loro presenza non compromette l’assioma conclusivo che i compositori del Libro di Eton fossero principalmente un assemblaggio d’élite, essendo il contenuto del volume tratto per lo più dal lavoro dei migliori artisti a servizio reale ed aristocratico, unitamente al lavoro di altri, di diversa provenienza, godendo comunque, questi ultimi, di una specifica connessione con Eton.

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